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Torno alla vera adorazione.

Molto probabilmente, in tempi come questi, per alcuni aspetti senza precedenti, sono poche le persone che non hanno accusato grandi cambiamenti, la cui vita non è stata sostanzialmente influenzata in modo determinante. Molte altre, invece, hanno visto le loro più banali abitudini completamente sovvertite, soffocate, minacciate da un nemico invisibile che ha messo all’angolo la quasi totalità della popolazione mondiale. Tutti parlano di unione, cooperazione e forza collettiva, anteponendole alla guerra, alle battaglie e alle lotte contro un nemico che avanza in modo insolito, senza rumori, privo di macchine da combattimento, ma colpendo proprio laddove ciascuno si sarebbe rifugiato in tempi ostili: gli affetti, la famiglia, gli amici… Vorrei, con queste poche righe, condividere qualche riflessione che ho fatto in questi giorni di confinamento domestico, premettendo che parlerò poco di musica, contro ogni aspettativa. Anche le nostre comunità hanno dovuto confrontarsi con il fenomeno dell’isolamento sociale, imposto a qualunque livello, da quello politico a quello religioso, dalle fabbriche agli uffici, dai supermercati ai negozi: nessuno è immune, tutti sono equamente esposti, anche i cristiani. Bisogna ringraziare Dio per i nuovi mezzi tecnologici che ci consentono, in diversi modi e per diversi canali, di tenerci aggiornati, di mantenere i contatti con i nostri cari, ma anche di coltivare dei bei momenti di comunione fraterna virtuale, attraverso meditazioni bibliche, preghiere e brani musicali trasmessi in streaming. Personalmente, trovo giovamento nell’ascolto di tali contenuti online, visto anche il fatto che mi ritrovo a dover vivere completamente solo, in questo periodo. D’altra parte, sono grato a Dio per lo svago mentale e fisico che mi concede nell’espletamento del mio lavoro secolare che, anche nell’emergenza Covid, è rimasto invariato. Quello su cui però sto ripetutamente riflettendo può essere fondamentalmente riassunto in questi quesiti: se la “normalità” non dovesse mai tornare indietro, io sarei ugualmente fedele e consacrato al mio Signore? Se non ci fosse più modo di vivere fisicamente insieme ai fratelli, io continuerei a credere nella mia chiamata? Quello che ho sempre fatto, per chi l’ho fatto? Per gli uomini o per il Signore? Lungi da me il disprezzare la nostalgia per le nostre riunioni, i nostri culti, e quante altre attività o impegni che ci tengono “legati” ad una certa chiesa locale; ma credo sia arrivato il momento di chiedersi in modo onesto e trasparente davanti a Dio: io chi sto servendo? Se le risposte a tali domande risultano essere in linea con la volontà di Dio, allora certamente tutto assumerà una prospettiva positiva e ciascun credente avvertirà il peso della propria responsabilità. Da diverso tempo sto cercando di trovare queste risposte, non con le mie capacità intellettive, ma attraverso la lettura della Parola di Dio ed una comunione personale coltivata in solitudine e in silenzio. Il Signore mi sta parlando in modo dolce ma determinato e mi sta facendo riscoprire alcune verità fondamentali che forse troppo spesso tralasciamo o, più propriamente, non viviamo. Abbiamo bisogno di vivere una vita costantemente devota al Signore, in ogni suo aspetto, e questo significa abbattere la barriera innalzata dal nostro orgoglio, talvolta celato sotto giuste ragioni, ma che comunque impediscono il verificarsi di quanto proclamato dal Battista: “Bisogna che Egli cresca e che io diminuisca!. Queste poche parole devono accompagnare ogni nostro gesto, ogni nostra parola e attitudine, e allora ci renderemo conto di quanto i Suoi pensieri sono distanti dai nostri, di quanto le nostre ragioni siano completamente inopportune davanti alla porta aperta che ci è posta dinanzi. Dobbiamo letteralmente rinunciare a noi stessi, calpestare il nostro ‘io’, umiliarci proprio in quelle circostanze che persistono nel farci credere che dobbiamo far valere le nostre ragioni. Dobbiamo acquistare con forza la santa consapevolezza che è Dio che ci ha cercati, è Lui che ha scelto di umiliarsi prima di noi per dare una speranza al mondo, è sempre Lui che ha agito in nostro
favore attraverso lo scempio della croce di Cristo! Noi non abbiamo alcun diritto di rivendicare la nostra vita, nulla ci appartiene se non la libertà di scegliere. Difronte a una tale verità, il mio cuore non trova il tempo di alimentare pensieri negativi, anche in mezzo alle delusioni e alle amarezze; non posso fare altro che cercare continuamente un modo per ricambiare questa grazia, cosciente del fatto che non potrò mai fare abbastanza. Quando considero e faccio mio il dono di Dio in Cristo Gesù, allora scende in me un senso di gratitudine, di pace e serenità; la voce paterna del Padre che mi sussurra: Quand’anche tuo padre e tua madre ti abbandonassero, Io non ti abbandonerò! Quale gloriosa certezza, che Padre infallibile, che Signore benevolo, che Dio onnisciente! E allora certo che mi avvicino al mio pianoforte con tutt’altro proponimento, non relegando solo a quei pochi momenti di musica la mia lode a Dio, ma semplicemente esprimendo in modo “più armonico” quello che il mio cuore medita durante tutta la giornata! Non voglio che Gesù dica di me che Lo adoro solo quando suono e canto, ma voglio che Egli colga la mia adorazione sempre, in ogni momento. Voglio vivere ogni attimo con la presenza reale e tangibile di Gesù al mio fianco e, perché no, chiedere a Lui continuamente consigli e indicazioni, come un bambino farebbe col proprio papà terreno o con un amico più maturo. La nostra modernità ci ha imborghesito dentro e fuori, siamo diventati arroganti perfino con il Creatore del cielo e della Terra, pensando che nella nostra quotidianità possiamo perfettamente cavarcela senza il suo aiuto. Siamo onesti, quante volte durante il giorno interpelliamo Dio nelle nostre indecisioni più banali? Credo che non viviamo una vita molto diversa da quella di tanti non credenti e, quel che è peggio, talvolta troviamo addirittura il coraggio di contestarne i risultati. Torniamo a vivere una comunione personale rinnovata e autentica, altrimenti sarà inutile sperare in qualsiasi cambiamento anche dopo un periodo così duro e difficile. Torniamo ad umiliarci sotto la potente mano di Dio, senza se e senza ma: soltanto questo ci donerà una vista spirituale lungimirante e ci renderà pienamente soddisfatti della sua grazia, nonostante tutto. Torniamo a nutrirci della Sua Parola, a trascorrere più tempo in preghiera, a contemplare il nostro destino eterno grazie a quel sacrificio immeritato. La nostra lode e adorazione, la nostra vita stessa sia una risposta al dono che abbiamo ricevuto da Dio. E allora vedremo se amare chi non ci ama, perdonare chi ci ha offeso, sperare contro speranza, aiutare senza ricompensa, dare il nostro contributo a qualunque costo, testimoniare di Cristo con la nostra vita, non diventeranno per noi soltanto tante dirette conseguenze irrinunciabili. Chiediamoci, in ogni istante: Signore, in questo momento, come posso onorarti?

Rende, 12/04/2020

Giovanni Piccolo

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1 commento

  1. Vittoria Costantino

    Dio ti benedica grandemente la tua riflessione è stata anche la mia e mi auguro che quando finisca tutto che rimanga nel nostro cuore un grande insegnamento per sempre. Preghiamo che Dio ci aiuti.

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